Messina: una Città sempre divisa a metà.
Mentre ci avviamo a vivere l’Agosto Messinese ricordo che Vi ho già parlato del nostro vocabolario che vuole ogni cosa spaccata in due: il mezzo freddo, la mezza con panna, la mezza birra, il mezzo ponte, il mezzo svincolo. Oggi punto il dito su un’altra divisione, meno simpatica: quella che si consuma nelle opinioni dei cittadini della città dello Stretto.
In questi giorni Messina è stata colpita da una tragedia immensa: il crollo di una palazzina, con cittadini rimasti sotto le macerie. A loro va il mio pensiero più sincero, e con questo peso nel cuore scrivo un articolo che, lo dico subito, avrà toni sarcastici. Ma non un solo grammo di quel sarcasmo è diretto alle vittime, a cui va solo il rispetto e una preghiera. È diretto a chi, dietro un click facile, trasforma il dolore altrui in materiale da bacheca.
Mentre le squadre di soccorso lavorano senza sosta nella ricerca dei dispersi, il messinese che non può scavare tra le macerie perché frustrato dalla propria impotenza, invade i social con immagini create dall’IA, chiedendo a gran voce GIUSTIZIA, pronto a infilzare sulla spada di Atena il primo responsabile, colpevole o meno.
Dalla tragedia della Palazzina, alla gogna sui social.
Da una parte una città giustizialista, quasi squadrista, che colpisce a suon di tastiera ogni notizia che arriva dal fronte. Dall’altra, una città che ascolta, soffre, e sa che bisogna andare avanti, perché nulla si ferma solo per il cordoglio, nemmeno il dolore più grande.
E la spaccatura si acuisce proprio ora, che sta per iniziare il periodo più atteso dell’anno: l’Agosto Messinese, feste e tradizioni che tengono in piedi mezza economia cittadina. Da una parte chi vorrebbe chiudere tutto per rispetto, dall’altra chi non può permetterselo, perché affranto o no, la bolletta va pagata comunque.
Il problema non è che esista una divisione di opinioni, è naturale, persino sano. Il problema è la totale mancanza di rispetto tra chi la pensa in un modo e chi la pensa nell’altro. Insomma: a Messina, se non la pensi come me, sei il mio nemico personale.
Il tutto si amplifica quando i giornali locali soffiano sul fuoco per rincorrere le views, e se ci scappa pure la dichiarazione di un politico locale, la diatriba diventa apocalittica, perché Messina, per quanto si senta città, nei meccanismi si comporta ancora come un paesino.
L’Agosto Messinese tra rispetto del lutto ed economia locale
Ad agosto abbiamo tre feste che portano personaggi illustri e turisti da tutta Europa. Pensare di cancellarle per il lutto significherebbe far saltare un’economia già fragile e una macchina organizzativa che lavora da mesi. Non si può annullare tutto. Ma si può ridimensionare, e rendere omaggio a chi non c’è più.
L’invasione degli imbecilli: la frustrazione da tastiera
Certi commenti mi fanno salire il sangue al cervello: gente che non saprebbe organizzare la festa di compleanno del proprio figlio si sente in diritto di giudicare e proporre soluzioni su eventi di carattere internazionale. Ha proprio ragione Umberto Eco quando afferma che:
“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli.”
Forse ci vorrebbe una patente per usare i social. Eviteremmo politici che piazzano Ceuta al confine con l’Italia, amministratori che a poche ore dalla tragedia già invocano encomi per i Vigili del Fuoco come fosse una gara di photo opportunity, e cittadini qualunque trasformati in tuttologi su ogni cosa accada in città o nel mondo.
Quale futuro per una Messina divisa a metà?
Mi faccio una domanda e mi rispondo da solo: di questo passo, dove andremo? Non lo so. Ma temo sarà un posto dove tutto — gioie, lutti, birre — continuerà a restare diviso a metà. Solo che nessuno, stavolta, avrà voglia di brindare.

Lavoro nella comunicazione digitale, scrivo per passione e osservo la realtà con un sano mix di curiosità e diffidenza. Ho attraversato il web dal Vic20 ai social media, passando per campagne politiche locali che mi hanno insegnato molto, soprattutto sulle persone. Su questo blog scrivo di comunicazione, politica e digitale, senza filtri e senza la pretesa di avere tutte le risposte. Solo le domande giuste.
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