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Se c’è una cosa che a Messina sappiamo fare magistralmente, è gestire le frazioni. Siamo la patria indiscussa del frazionamento gastronomico ed esistenziale: al bar ordiniamo un mezzo freddo, in pizzeria una mezza birra, d’estate viviamo di mezza granita con panna. Poteva la nostra gloriosa classe politica essere da meno? Ovviamente no. E infatti, dal lontano 2017, abbiamo regalato alla storia dell’ingegneria civile un monumento unico nel suo genere: il Mezzo Svincolo.

La notizia del giorno, che ha fatto sobbalzare i messinesi sulle sedie dei bar, è che sono stati finalmente assegnati i lavori per la sistemazione delle mitiche rampe “O” e “P” dello svincolo Giostra-Annunziata. Parliamo di quei raccordi che dovrebbero collegare direttamente la galleria San Jachiddu con l’autostrada, evitando di riversare tutto il traffico sul viale Giostra alto. Un’opera inaugurata in pompa magna quasi dieci anni fa e su cui, ad oggi, non è mai transitata manco una Multipla.

L’appalto da circa 3 milioni di euro è andato a un’impresa di San Giovanni La Punta. Ma la domanda sorge spontanea: perché dal 2017 queste rampe sono rimaste a fare da elementi d’arredo urbano per i fantasmi?

Un capolavoro di ingegneria… al contrario

Parliamoci chiaro: su quelle rampe, inaugurate in pompa magna nove anni fa, non è mai transitata nemmeno una Panda scassata. Il motivo? È emerso grazie a una durissima perizia commissionata dal Comune a una ditta esterna. Una relazione tecnica che sembra uscita da un film dell’orrore per geometri, un elenco di errori progettuali e realizzativi da far accapponare la pelle:

  • Lastre deformate manco fossero fatte di plastilina.
  • Impalcati che pendono vistosamente da un lato (stile Torre di Pisa, ma senza il turismo).
  • Appoggi posizionati a casaccio e bulloni mangiati dalla ruggine.
  • Macroscopici errori di calcolo che, in caso di scossa sismica anche lieve, avrebbero trasformato il viadotto in un gigantesco scivolo dell’Acquapark.

Le strutture erano così difettose da mettere in forte dubbio la tenuta stessa dell’opera sotto il peso del traffico. In pratica, aprire quelle rampe nel 2017 avrebbe significato trasformare il viadotto in una rampa di lancio per il creatore. Ora, per raddrizzare questo monumento all’incompetenza, sono stati stanziati circa 3 milioni di euro. 

Il “Miracolo” della Lega nel 2026: Meglio tardi che mai?

E qui entriamo nel meraviglioso teatro della politica nostrana. Mentre il sindaco Federico Basile commenta sollevato che “questo passaggio avvicina Messina alla conclusione di una vicenda rimasta ferma per troppo tempo”, ecco che sul palcoscenico social irrompe l’Onorevole nostrano della Lega. Con un post carico di entusiasmo, il deputato messinese ha tenuto a ringraziare pubblicamente il Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini per aver “sbloccato” i fondi promessi nel lontano 2023.

Un tempismo meraviglioso, non c’è che dire. Siamo a oltre metà del 2026, il mandato ministeriale è agli sgoccioli, la legislatura vede il traguardo e loro si accorgono adesso di dover finanziare trecento metri di asfalto difettoso promessi tre anni fa?

Scusate il ritardo.

Facciamo due calcoli da bar, armati di calendario. I fondi vengono promessi nel 2023. I lavori vengono assegnati a metà del 2026, praticamente a ridosso della scadenza del mandato ministeriale. Tre anni per sbloccare tre milioni di euro per due rampe difettose fatte di ruggine e storture. E noi dovremmo pure applaudire?

Il sospetto che ci stiano prendendo garbatamente per il naso a fini puramente elettorali è forte, quasi quanto l’odore di pesce stocco in pescheria. Anche perché, guardiamo in faccia la realtà: i famigerati cantieri del Ponte sullo Stretto sono totalmente fermi al palo. La Lega ha impostato intere campagne elettorali e raccolte voti su un’opera che rischia di rimanere sulla carta perché basata su un progetto vecchio di oltre vent’anni. E siccome non si può inaugurare nemmeno la prima pietra del Ponte (già lo ha fatto Berlusconi un paio di volte), tocca raschiare il fondo del barile e vendersi come un successo storico il ripristino di due rampe autostradali rugginose e sbilenche a Giostra.

La verità è che questa improvvisa accelerazione puzza di disperazione elettorale lontano un chilometro. Tutta la campagna acquisti basata sul “Ponte della svolta” sta evaporando al sole dell’estate 2026 (e già lo aveva fatto a quello del 2025 e 2024), e allora tocca aggrapparsi a qualsiasi cosa. Anche a due rampe di svincolo perennemente chiuse a Giostra.

Il terrore del “Mezzo Ponte”

Tuttavia, un dubbio atroce dovrebbe attanagliare la mente di ogni elettore messinese. Se per fare un Mezzo Svincolo ci abbiamo messo dal 2017 al 2026 solo per appaltare le riparazioni degli errori strutturali, quanto ci metteremmo a fare il Ponte? Probabilmente i lavori si concluderebbero quando la tecnologia ci avrà già regalato le macchine volanti, rendendo di fatto inutile qualsiasi campata d’asfalto sopra il mare.

Cari elettori e concittadini, godiamoci questa ennesima promessa di cantiere. Messina si conferma la patria del “Mezzo“. Ma vi lascio con una preghiera e un brivido lungo la schiena: visti i precedenti ingegneristici di Giostra e il vizio della politica nazionale di fare le cose a metà per correre a fare i selfie, speriamo solo che a nessuno venga mai in mente di costruirci un “Mezzo Ponte“. Perché l’idea di rimanere sospesi a metà strada tra Torre Faro e Villa San Giovanni, su una torre a terra che pende da un lato e con la ruggine sui cavi, non è esattamente invitante come una mezza granita al bar però… ti devo dire… potrebbe essere utile per i tuffi nello Stretto, chi lancereste?

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