Il mito diceva che tra le coste di Messina e Reggio si nascondessero due mostri: Scilla, che divorava i marinai da uno scoglio, e Cariddi, che li inghiottiva col vortice. Chi passava lo Stretto doveva scegliere quale dei due rischiare. 2600 anni dopo, i marinai sono i messinesi ma i mostri hanno cambiato nome, Regione e liste elettorali, e il vortice, stavolta, rischia di risucchiare anche il sindaco.
Messina e l’ennesimo “ricorso al TAR”
Il meccanismo è presto detto: le quindici liste di Sud Chiama Nord sono arrivate al voto senza raccogliere le firme, grazie a una deroga regionale che suonava più o meno come un lasciapassare gratuito. Peccato che, chiuso in un cassetto con l’etichetta “sottratto all’accesso” come fosse un reperto della Cripta del Duomo, ci fosse un parere legale che diceva l’esatto contrario: le firme andavano raccolte comunque.
La Regione, insomma, ha fatto come certi tiratori in processione durante la Vara: da un lato gridano “Viva Maria” dall’altro bestemmiano per la fatica.
Quando quel parere, negato persino a tre deputati regionali che lo avevano chiesto per vie ufficiali, salta fuori comunque su un giornale, De Luca reagisce come chi scopre che i portoni del Museo Regionale sono stati scardinati di notte (il che è accaduto veramente ma è un’altra storia): tuona, chiede nomi e cognomi, parla di violazione del segreto d’ufficio, annuncia anche un’interrogazione parlamentare.
Il sospetto (suo, non nostro) è che qualcuno stia facendo trapelare le carte col cronometro in mano, giusto in tempo per rovinargli la festa. Che sia inchiesta giornalistica genuina o soffiata pilotata, resta il fatto che a Messina anche i documenti riservati, come i pescespada congelati in Pescheria, prima o poi finiscono esposti al banco.
Ma perché proprio adesso?
Basile, dal canto suo, gioca la carta della fiducia popolare come si regge una candela durante la processione della Madonna della Lettera: con solennità, ma tenendola bene in vista perché tutti vedano che la fiamma non trema. Trasparenza, affidamento nelle istituzioni, verdetto delle urne. Poi però si lascia scappare la domanda che vale più di tutta la sua difesa: perché questa storia salta fuori solo adesso? E si risponde da solo, ipotizzando che De Luca stia facendo tremare “vecchi santuari della politica regionale e nazionale“, frase che suona bene sul palco durante un comizio, un po’ meno se si pensa che le reliquie dei vecchi santuari, a Messina, di solito si portano in processione, non si abbattono.
E noi Messinesi assistiamo inermi
Nel frattempo la città guarda lo spettacolo con la pazienza di chi aspetta il traghetto quando lo Stretto è mosso: dal 2018 nessun sindaco è mai arrivato a fine mandato. Prima De Luca, sceso a terra con un anno d’anticipo. Poi Basile, che lo ha imitato. E ora la possibilità concreta di un altro sbarco anticipato, stavolta non per scelta, ma per sentenza del TAR, atteso a ottobre. Mata e Grifone, i giganti fondatori della città, si narra si siano sposati per unire due popoli in guerra. Oggi, tra i loro eredi, ci sono politici che hanno un’unica cosa che sembra unirli per davvero, ed è il conto alla rovescia verso il prossimo commissariamento.
A questo punto la domanda non è più chi ha ragione, ma quanto ancora la città possa reggere questi passaggi tra uno scoglio e un vortice, sperando che almeno uno dei due lasci passare la nave. Ottobre dirà se lo Stretto si attraversa o se, come da tradizione, bisognerà rifare la traversata daccapo. Nel dubbio, tenetevi la matita elettorale a portata di mano: a Messina, prima o poi, torna sempre utile.

Lavoro nella comunicazione digitale, scrivo per passione e osservo la realtà con un sano mix di curiosità e diffidenza. Ho attraversato il web dal Vic20 ai social media, passando per campagne politiche locali che mi hanno insegnato molto, soprattutto sulle persone. Su questo blog scrivo di comunicazione, politica e digitale, senza filtri e senza la pretesa di avere tutte le risposte. Solo le domande giuste.
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