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Domenica scorsa a Messina si è mangiata la “pasta con nero” ed è andato in scena un banchetto in pompa magna per accogliere uno dei personaggi più divisivi, discussi e cliccati dell’ultimo anno: il Generale Roberto Vannacci.

Un uomo diventato celebre non per strategie militari sul campo, ma grazie a un libro autopubblicato, “Il Mondo al Contrario”. Un volume che sarebbe rimasto a prendere polvere nei server di Amazon se la sinistra – sempre medaglia d’oro nel campionato mondiale di Tafazzismo applicato – non avesse deciso di fargli una campagna pubblicitaria gratuita e planetaria a colpi di indignazione.

Poteva il politico più attento ai trend di TikTok farsi sfuggire questo treno dell’hype? Ovviamente no. Matteo Salvini lo ha corteggiato, blindato e catapultato alle scorse Europee. Poco importa se il Generale sia visceralmente contro questa Europa e contro ogni linea guida comunitaria sull’accoglienza: quando c’è da raccattare voti, la coerenza viene sacrificata sull’altare del posizionamento. Oggi, anche Salvini è stato scaricato.

Il flirt con l’estrema destra e la Costituzione “elastica”

Inutile girarci intorno con giri di parole politicamente corretti: le idee del Generale profumano di estrema destra lontano un chilometro. Teoricamente, a leggere la nostra Costituzione (nello specifico la XII disposizione transitoria e finale che vieta espressamente la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista), certe derive dovrebbero trovare un muro legale.

Ma siamo nell’Italia in cui la seconda carica dello Stato ha i busti del Duce in salotto come fossero souvenir di Gardaland; quindi, figuriamoci se non si tollera un Generale nazionalista che parla di “tratti somatici”.

Vannacci non ha mai nascosto la sua propensione per quel “nero” d’antico stampo. E infatti la frangia dei camerati nostrani, sempre più scontenta di una destra di governo ormai troppo ripulita e “istituzionale“, ha trovato in lui il nuovo Salvatore della Patria. Una fuga in avanti nostalgica che i sondaggi nazionali continuano a premiare, ballando intorno a un preoccupante 10% di consenso potenziale.

Il paradosso dei nostalgici da tastiera: Un viaggio a Lourdes subito

Il popolo italico, si sa, vive di amarcord. C’è chi rimpiange Craxi, chi Andreotti, chi Moro o Almirante. Ma chi nel 2026 rimpiange il Duce non ha bisogno di un dibattito politico: ha bisogno di un viaggio di sola andata per Lourdes a chiedere il miracolo dell’illuminazione cerebrale.

La narrazione del “quando c’era lui si stava meglio” cozza contro un piccolo dettaglio storico: la totale assenza di Libertà. Sotto il ventennio, la libertà di stampa, di parola e di associazione venivano cancellate con un tratto di penna e un bicchiere di olio di ricino.

La vera ironia della sorte? È proprio grazie alla democrazia e alla “libertà” garantite da quella Costituzione che loro disprezzano, che oggi questi nostalgici del manganello possono scrivere sui social network quanto fosse bello il totalitarismo. Dimenticando che se ci fosse ancora il nazi-fascismo, i loro amati smartphone sarebbero stati messi al bando cinque minuti dopo, esattamente come accade oggi in molti regimi autoritari del Medio Oriente.

Perché germogliano i fiori neri? (E lo sgarbo a Cateno)

Perché questo ritorno di fiamma per il passato più buio? La risposta sta nel vuoto pneumatico della politica odierna. L’incompetenza dilagante, che viaggia indistintamente da destra a sinistra, spinge un elettorato frustrato e stanco ad affidarsi a chiunque mostri un briciolo di fermezza, camicia stirata e idee chiare (per quanto discutibili).

Noi messinesi questa fame di “uomo forte” la conosciamo bene. La nostra città è da anni un laboratorio politico guidato da Cateno De Luca: un leader decisionista, accentratore e iperattivo. Certo, le idee di Cateno sono diametralmente opposte a quelle del Generale, ma lo stile comunicativo “muscolare” si somiglia.

Ed è qui che Vannacci ha piazzato la sua zampata comunicativa più riuscita durante la visita. Interpellato sul fenomeno De Luca, il Generale non lo ha attaccato frontalmente (sarebbe stato un errore), ma lo ha liquidato definendolo un “semplice sindaco di Taormina”. Dal punto di vista retorico, un capolavoro di demolizione: non gli manchi di rispetto, ma lo rimpicciolisci, riducendo un leader regionale alle dimensioni di un borgo turistico. Chissà se lo Zar di Fiumedinisi ha digerito il colpo insieme alla granita.

Il Ventennio a dieci euro per il Generale

Adesso vedremo come si strutturerà questo “partito del Generale” sul nostro territorio. Per ora hanno aperto una sede e iniziato il reclutamento: bastano 10 euro per portarsi a casa la tessera del club. Sconto comitiva per la nostalgia.

Il passo successivo sarà creare una rete, sia fisica che web, per raccogliere tutti i delusi della destra moderata che sognano un ritorno al passato. L’augurio è che l’elettorato si svegli dal torpore, perché la storia quando si ripete diventa sempre una farsa.

La pasta col nero di seppia è un piatto sublime della tradizione messinese. Ma vi assicuro che il “nero” in politica ha un retrogusto decisamente amaro. Lasciamolo nelle cucine, che nelle urne ha già fatto troppi danni.

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