Prendetemi come il solito folle che parla al bancone del bar, ma questa ve la devo raccontare. Noi messinesi siamo un popolo meraviglioso, ma quando si tratta di fare i “Muccalapuni” – ovvero i creduloni che abboccano a qualsiasi fesseria voli nell’aria, meritiamo la medaglia d’oro con bacio accademico.
Non abbiamo fatto in tempo a inaugurare la nuova area dell’ex Fiera, oggi ribattezzata con pomposità classica “Agorà dello Stretto”, che siamo cascati con tutte le scarpe, le calze e le stringhe dentro l’ennesimo trappolone social. È bastata un’immagine palesemente ritoccata dall’Intelligenza Artificiale, che mostrava la nuova piazza sommersa dai rifiuti e abbandonata al degrado, per scatenare l’inferno.
Perché noi messinesi, sotto sotto, abbiamo una convinzione radicata, quasi biologica: noi non ci meritiamo nulla di bello. Viviamo nell’attesa perenne che una cosa nuova fallisca per poter puntare il dito e urlare con orgoglio masochista:
“Facemu schifu… sunnu tutti zalli!”
E mentre lo scriviamo su Facebook con la bava alla bocca, abbiamo la macchina piantata in doppia fila, lo scooter sul marciapiede e blocchiamo il traffico perché “peddire, non ci possiamo prendere nemmeno un caffè”. Coerenza allo stato puro.
I Muccalapuni e la “Munnizza” virtuale
Ricostruiamo il caso clinico. Ieri mattina comincia a girare questa foto dell’Agorà “china i munnizza”. Tempo di cliccare su “condividi” e l’orda degli analfabeti funzionali è partita all’attacco. Centinaia di messinesi indignati, schifati, pronti a sbranare l’Amministrazione, i concittadini, il destino cinico e baro, senza sfiorare minimamente l’idea che si trattasse di un fake generato da un algoritmo.
Ci sono voluti ben tre articoli di giornale e un centinaio di commenti disperati di utenti sani di mente che urlavano “Vidi chi è fausa!” per placare la rivolta dei forconi digitali. Ma sono sicuro che ancora oggi, nelle chat di WhatsApp di qualche comitato, c’è chi è convinto che ieri l’Agorà fosse una discarica abusiva. Siamo incancreniti dalla sindrome del “Semu a Missina, aunni am’annari?”. Qualsiasi idea di futuro o di visione si scontra contro questo muro di gomma del disfattismo nostrano.
La dura realtà: Kevin, Sharon e il miracolo del decoro
Peccato che la realtà ieri raccontasse tutta un’altra storia. Io in quell’area ci sono andato, ci ho passeggiato e ho goduto di uno spazio finalmente restituito alla città, insieme a centinaia di altri messinesi incuriositi.
Certo, la fauna locale non mancava: c’erano i piccoli Kevin e Sharon che scorrazzavano liberi sui prati nuovi di zecca, sotto gli occhi compiaciuti dei genitori, convinti che i figli stessero mostrando straordinarie doti da atleti olimpici calpestando il verde pubblico. Ma la stragrande maggioranza della gente rispettava l’ambiente. C’è persino una bellissima spiaggetta recuperata all’estremo dell’area (chissà se prima o poi potremo farci il bagno senza rischiare mutazioni genetiche).
La cosa incredibile è che Messina si sta riscoprendo. I dati sono incontestabili: il turismo aumenta, la città è diventata la capitale siciliana dei maxi concerti, il trasporto pubblico finalmente funziona e la raccolta differenziata viaggia a pieno regime. Persino i cittadini storicamente più “zalli” ieri rimproveravano i figli che esageravano con l’arredo pubblico. Qualcosa nella testa del messinese sta scattando, un piccolo senso di appartenenza sta germogliando?
Il sonno degli imprenditori locali
Chi invece è rimasto drammaticamente indietro in questo processo di rinascita è la classe dei commercianti e delle imprese messinesi. Obiettivamente, la nostra imprenditoria locale è distante anni luce dagli standard di una città che vuole diventare attrattiva.
Diciamoci la verità: se in questa città ci fossero stati un paio di imprenditori catanesi, a quest’ora l’Agorà dello Stretto sarebbe circondata da chioschi di design, aree ristoro, start-up di street food e servizi pazzeschi capaci di monetizzare pure l’aria di mare. Ma i catanesi, si sa, sotto le pendici dell’Etna stanno benissimo e non votano a Messina, quindi teniamoci i nostri negozianti con la serranda mezza abbassata e il broncio d’ordinanza.
Due appunti per il progettista: La graticola e la fontana immobile
L’area è bellissima, sono fiducioso, ma due appunti critici a chi ha progettato lo spazio li devo fare, sennò non sarei io.
- Le Panchine della Graticola: Hanno installato una marea di panchine spettacolari. Posizione perfetta per godersi i fuochi d’artificio della Vara o per avvistare lo sbarco di Don Giovanni d’Austria. C’è solo un piccolo problema: non c’è una tettoia, non c’è una vela, non c’è un albero, non c’è un filo d’ombra. Il risultato? Sono fruibili solo di notte o a dicembre. Se ti siedi lì alle quattro di un pomeriggio di luglio, rischi di lasciare l’epidermide delle chiappe attaccata al marmo. Un barbecue umano.
- La Fontana Immobile: Bellissima la nuova fontana scenografica. Era così bella e “ferma” che ieri sera i tecnici dell’Amam hanno pensato bene di staccare l’acqua del tutto, per renderla ancora più immobile e scultorea. L’arte concettuale a Messina raggiunge vette altissime.
Cari concittadini muccalapuni, posate gli smartphone, spegnete Facebook e andatevela a godere questa benedetta Agorà. È vera, esiste, ed è persino pulita. Almeno finché l’IA non deciderà il contrario. Ah mi raccomando, godetevi quest’area a piedi e non con quei maledetti motorini elettrici.

Lavoro nella comunicazione digitale, scrivo per passione e osservo la realtà con un sano mix di curiosità e diffidenza. Ho attraversato il web dal Vic20 ai social media, passando per campagne politiche locali che mi hanno insegnato molto, soprattutto sulle persone. Su questo blog scrivo di comunicazione, politica e digitale, senza filtri e senza la pretesa di avere tutte le risposte. Solo le domande giuste.
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