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Cara Giulia, non è colpa tua. Sono le parole che in queste ore moltissimi giovani scrivono sui social, messaggi di solidarietà per l’ennesima morte sulle strade messinesi, parole che hanno più senso di chi liquida tutto come “mancanza di controllo“. La verità è un’altra: l’ennesima ragazzina ci ha lasciato durante una serata con gli amici, tra risate e divertimento, per colpa di chi cerca accettazione in una società dove conta solo l’apparenza.

Cara Giulia, non è colpa tua. Due famiglie distrutte. Quella tua, e quella del ragazzo che ha fatto l’ennesima bravata, finita in tragedia. Perché di bravata si tratta, non chiamiamola con altri nomi.

Cara Giulia, non è colpa tua. Troppi ragazzi pensano prima di tutto a stupire gli amici, la comitiva della serata. Capi firmati, occhiali all’ultima moda, macchinine con lo stereo a tutto volume o, bravate al limite della legalità, senza mai fermarsi a pensare che sono fatti di carne e ossa. Si sentono immortali. Probabilmente è questo, oggi, il vero problema.

Cara Giulia, non è colpa tua. Non è una novità: anche noi, da giovani, facevamo le bravate. Io impennavo con la bicicletta, e più volte mi sono fatto male. Forse la differenza non è nell’incoscienza, quella è sempre la stessa, ma nei mezzi. Farlo con un motorino, o con una moto, su una strada trafficata, piena di ragazzi, non è più una bravata. È incoscienza vera.

Cara Giulia, non è colpa tua. Te lo scrive un padre che ha un figlio della tua età, che vive nella tua stessa società: quella persa nei telefoni, nei messaggi continui, nei video stupidi condivisi senza sosta. Siete superficiali, sì. C’è poca cultura tra di voi. Ma la colpa non è vostra, che siete ancora “angeli“: è nostra.

Cara Giulia, non è colpa tua. È nostra, di noi genitori che abbiamo sempre meno tempo per voi perché troppo occupati a farvi vivere al meglio. E non lo facciamo con la presenza, con i consigli che spesso non volete ascoltare. Lo facciamo perché abbiamo permesso a un perfetto sconosciuto, da uno schermo, di diventare per voi più autorevole di un padre o di una madre: l’influencer che seguite ogni giorno, che vi dice cosa indossare, come apparire, cosa desiderare. E appaga l’ego che urla dentro di voi: voglio essere visto, voglio essere meglio degli altri. 

Cara Giulia, non è colpa tua. La colpa è tutta nostra.

Cara Giulia, non è colpa tua.

  • Nostra, la società che abbiamo disegnato senza i veri valori.
  • Nostra, la deriva di uno strumento come il web, che abbiamo lasciato diventare un genitore al posto nostro.
  • Nostra, perché non insegniamo nulla ai nostri ragazzi, a partire dal rispetto delle regole, che siamo i primi a violare: telefono in mano mentre guidiamo o incastrato nel casco andando a lavoro, il rosso che passiamo, le auto lasciate ovunque, l’incolumità degli altri messa a rischio ogni giorno, da noi.

Cara Giulia, non so come farmi perdonare. Oggi ogni parola è superflua, inutile, vuota, insignificante e sbagliata. Oggi si sta in silenzio, si riflette, si cerca di capire dove si sta sbagliando.

Nel mio piccolo, da padre, ho speso e spenderò sempre più tempo per i miei figli. Per fargli capire cosa conta davvero: la Vita, il Rispetto, l’Amicizia, la Famiglia, la Cultura, e l’Educazione Civica, quella vera, che non si studia a scuola.

Cara Giulia, non è colpa tua. È solo colpa nostra. Ed è troppo tardi per chiederti scusa.



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