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“Abbiamo abolito il Bollo Auto!”

Con questo colpo di teatro da illusionista di prima categoria, la Premier Giorgia Meloni ha annunciato in conferenza stampa una delle manovre finanziarie più sbandierate e attese dal popolo italiano. Parlare del bollo auto in Italia significa toccare un tasto dolorosissimo: una delle tasse più odiate in assoluto, un “no-sense” squisitamente nostrano. È l’equivalente fiscale del dover pagare ogni anno una quota di affitto allo Stato sulla giacca che hai comprato tre anni fa con i tuoi soldi, solo perché giace nel tuo armadio.

Ma si sa, quando la politica fa un regalo con una mano, con l’altra sta già sfilandoti il portafoglio dalla tasca posteriore. E infatti, appena si legge la nota in piccolo a margine del proclama, l’incantesimo svanisce e l’asino casca rovinosamente a terra.

Bollo auto abolito o sospeso? La trappola dei numeri

Andiamo a spulciare la trappola. L’esenzione riguarderà esclusivamente le vetture con una potenza inferiore agli 80 kW (circa 108 cavalli, praticamente il segmento delle utilitarie da spesa al supermercato). Secondo i calcoli creativi sciorinati dal Governo, questa misura dovrebbe abbracciare il 70% del parco auto italiano.

Peccato che basti una calcolatrice da prima media e un’occhiata ai dati ACI per scoprire il trucco: sui circa 41,3 milioni di veicoli attualmente in circolazione in Italia, quelli che rientrano in questo paletto sono poco più di 14 milioni. Facendo due conti veloci veloci, la platea reale dei beneficiari si attesta attorno al 33%. Meno della metà di quanto strombazzato nei tiggì di rete.

Ma la perla retorica arriva sull’aggettivo usato dalla Premier: “Un provvedimento strutturato”. Nel vocabolario italiano, “strutturato” significa definitivo, destinato a rimanere nel tempo. Nel vocabolario politico del 2026, invece, significa che la misura coprirà esclusivamente l’anno 2027.

Non si tratta di un’abolizione: è semplicemente un tasto “PAUSA” pigiato sul bollo per dodici mesi. Una sospensione a tempo determinato festeggiata come la liberazione dal giogo fiscale.

Senza dimenticare il tetto massimo: il Governo coprirà la spesa fino a un limite di 206 euro. Se la tua auto rientra nei parametri ma per qualche strano cavillo regionale paghi 220 euro, i 14 euro di differenza ce li devi rimettere di tasca tua. Generosità millimetrica.

Perché il taglio del bollo auto rischia di affossare la Sanità

C’è poi un piccolo dettaglio istituzionale che viene sistematicamente omesso durante i comizi: il Bollo Auto è un tributo regionale.

I soldi incassati da questa tassa servono (o dovrebbero servire) alle singole Regioni per la manutenzione delle strade, la viabilità e i trasporti locali. Togliendo d’imperio questo gettito senza una copertura statale integrale e permanente, lo Stato centrale sta creando un buco voraginoso nei bilanci regionali. E come faranno i Governatori a coprire l’ammanco? Semplice: tagliando le risorse dagli altri capitoli di spesa. Chi ha detto Sanità Pubblica?

Ci ritroveremo con 15 euro in più al mese in tasca, ma con le liste d’attesa per una mammografia o una risonanza che slitteranno direttamente al decennio successivo. Un affarone.

La grande tradizione delle mancette elettorali

Sarà sicuramente una coincidenza cosmica, ma il 2027 è guarda caso l’anno in cui gli italiani saranno chiamati alle urne per il rinnovo del Parlamento.

L’Italia è un Paese meraviglioso, abitato da un popolo credulone che è lo specchio fedele della sua classe dirigente. Cambiano i governi, cambiano i colori politici, ma lo schema della “mancetta da campagna elettorale” resta immutato:

  • L’Abolizione dell’ICI di Silvio Berlusconi
  • La pensione a 1000€ sempre di Silvio Berlusconi
  • Abbiamo avuto gli 80 euro di Matteo Renzi.
  • Abbiamo avuto il Reddito di Cittadinanza del Movimento 5 Stelle.
  • Oggi abbiamo la Sospensione del Bollo della destra meloniana.

Ci accontentiamo di briciole per gridare “Bravi!” al politico di turno, festeggiando un risparmio ridicolo di 15 euro al mese mentre il prezzo dei carburanti alle pompe continua a schizzare alle stelle, trasformando l’automobile da mezzo di trasporto necessario a bene di lusso per ricchi.

Povera Italia

Nel frattempo, la tifoseria social si scatena in difesa del provvedimento, turandosi il naso davanti a tutto il resto:

  • Alle spese militari in costante impennata.
  • Al collasso programmato del Servizio Sanitario Nazionale.
  • Al fallimento conclamato nella messa a terra dei fondi del PNRR.
  • Alla catastrofe contabile dei centri di permanenza in Albania.
  • Alla totale assenza di orgoglio nazionale quando ci si va a prostrare davanti a Donald Trump per elemosinare una foto ricordo.

Le elezioni politiche del 2027 si avvicinano e le forze di maggioranza stanno già preparando il terreno (e la nuova legge elettorale) per blindare le proprie poltrone di velluto a Palazzo Chigi. Povera Italia: un Paese di straordinaria bellezza, condannato a essere governato da un perenne spettacolo di avanspettacolo.

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