È proprio vero, siamo tutti candidati. In questo periodo, a Messina, se lanci un sasso in aria hai il 90% di probabilità di colpire un candidato al Consiglio Comunale e il restante 10% di beccarne uno al Quartiere. Le elezioni amministrative hanno trasformato la città in un unico, immenso talk show politico dove ogni cittadino, improvvisamente, ha scoperto di essere un esperto di bilancio comunale, urbanistica, decoro urbano, cultura e gestione dei rifiuti.
Attualmente la “cinquina” dei pretendenti alla poltrona più alta di Palazzo Zanca vede schierati Basile, Scurria, Russo, Sciacca e Valvieri. E dietro di loro? Un esercito di fedelissimi, curiosi e figure che definire “surreali” è un atto di estrema generosità.
Basile, il “Difensore” e la strategia del pranzo domenicale
Al grido bellico di #DifendiamoMessina, il sindaco uscente Federico Basile, scortato dal sempre presente Cateno De Luca, ha suonato l’adunata. La strategia è di una semplicità disarmante quanto efficace: saturare il territorio. Con una pioggia di liste (ben 15), l’obiettivo è entrare letteralmente in ogni casa.
Il risultato? Oggi i pranzi in famiglia a Messina sono diventati dei campi di battaglia: tra un arancino e una braciola, cugini e zii si scontrano ferocemente per accaparrarsi il voto della nonna, manco fosse l’ultimo pezzo di focaccia.
Gli “Innominabili” di Scurria e il rebus matematico della Russo
Marcello Scurria, il contendente numero uno, risponde con 8 liste e la speranza del ballottaggio. Curioso notare come tra le sue file si muovano personaggi noti della politica cittadina che però giocano a nascondino: cercano l’ombra, non vengono citati, quasi fossero presenze mistiche. Gli “Innominabili” della politica messinese.
Dall’altra parte, Antonella Russo per il PD che deve fare i conti con la matematica. Quando il PD e i Cinque Stelle si uniscono ma faticano a riempire le liste, capisci che la “rivoluzione” ha qualche problema di organico. Vedere sigle così pesanti accorparsi a liste più piccole perché mancano i candidati è un po’ come vedere la Ferrari che si presenta al GP con le ruote della Panda.
Piste ciclabili e “Cervelloni”
Gaetano Sciacca prosegue la sua crociata personale: il suo nemico giurato non è il buco di bilancio, ma la pista ciclabile. Ad accompagnarlo c’è l’immancabile Architetto Principato, pronto a sfoderare il suo “cannone polemico-culturale”. Speriamo solo che i proiettili siano di carta, altrimenti a Messina la cultura rischia di fare più danni delle buche stradali.
Infine, lo sparring partner Lillo Valvieri. La sua strategia di reclutamento è avanguardia pura: cerca assessori per titoli e colloquio, possibilmente con 110 e lode. Forse spera che un bacio accademico possa compensare certe sue uscite social sulla competenza amministrativa che hanno lasciato molti cittadini perplessi, o forse vuole solo qualcuno che sappia coniugare i verbi meglio dell’algoritmo di TikTok.
La carica dei 1001 (e dei Presidenti)
Ma la vera fauna si osserva nelle liste per il Consiglio Comunale. Qui troviamo la “Meglio Gioventù” (si fa per dire) dell’amministrazione uscente: assessori, presidenti e CDA delle partecipate. Il Leader Maximo Cateno ha parlato chiaro: niente generali, solo soldati. E così, gente che fino a ieri decideva le sorti dei trasporti, del sociale o della spazzatura, oggi indossa la t-shirt “Sud chiama Nord” anche per andare a dormire, sorridendo nei selfie con un entusiasmo che a volte sembra un po’… “suggerito” via WhatsApp. Un po’ come il post di presentazione sui Social, un copia e incolla disarmante dettato forse, dal gruppo comunicazione? Ai posteri l’ardua sentenza.
È affascinante vedere ex assessori, prima timidi e allergici ai social, trasformarsi improvvisamente in influencer d’assalto, cercando di domare l’algoritmo con video accattivanti. Per non parlare dei “Convegni Muscolari”: sale piene, pacche sulle spalle e la narrazione epica di ciò che è stato fatto e del futuro radioso che ci attende.
Non mancano i voltagabbana d’oro, quelli che fino a ieri scrivevano peste e corna dell’amministrazione De Luca/Basile e che oggi, improvvisamente folgorati sulla via del Nisi, hanno compreso la grandezza del progetto. Giuda, in confronto, era un dilettante alle prime armi.
E poi ci sono loro: i “riempilista“. Quelli che il 26 maggio scopriranno di non aver preso nemmeno il proprio voto. Persone mosse da una passione commovente o, forse, solo dal desiderio di dire “io c’ero”. A loro va il mio rispetto: ci vuole coraggio a convincere tutta la famiglia per racimolare 10 voti scarsi e finire sacrificati sull’altare del Leader Maximo.
Il gran finale: i “Sindaci di Quartiere” e le coppie clandestine
Non dimentichiamoci dei quartieri! Da 6 sono diventati 7, e ogni candidato promette il “decentramento amministrativo” (ovvero: soldi e potere ai quartieri). Spoiler: sappiamo tutti che non succederà mai, ma sognare non costa nulla.
Infine, la chicca: le “coppie” elettorali.
- Ci sono quelle ufficiali: “Vota Lui e Vota Lei“, stampati sul santino come una partecipazione di nozze.
- E poi ci sono i tradimenti: candidati che hanno relazioni clandestine con più partner elettorali, cercando di restare “nudi e puri” in pubblico (“Io cammino da solo!”) mentre nell’ombra tessono trame degne di Beautiful.
Conclusione? Ci stiamo divertendo un mondo. Messina è una grande recita a soggetto. Speriamo solo che, tra un video su TikTok e un selfie con la maglietta giusta, alla fine a Palazzo Zanca ci finisca qualcuno che, oltre a saper pulire la lente della fotocamera, sappia anche dove mettere le mani per amministrare davvero.
Perché alla fine, come si dice dalle nostre parti: “Cu’ avi chiù codda ‘ntacca u poccu”. Ma tra il 27 e il 28 maggio, l’aria fritta finirà e resteranno solo i numeri. E quelli, purtroppo o per fortuna, non hanno filtri Instagram.


