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Comunque vada, l’elettore ha già perso (ma ci siamo divertiti). Cala il sipario. Cala il silenzio (speriamo). La Campagna Elettorale più bulimica della storia di Messina si chiude qui. Ci dicono che è stato un momento di “confronto” e di “crescita della consapevolezza dell’elettore”. Traduzione: ci siamo sciroppati un’indigestione di Fuffa Marketing senza precedenti.

Di certo, la ricorderemo per le cifre da Guinness dei Primati: un’armata abnorme di oltre 1800 candidati tra Comune e Quartieri. Una legione di devoti pronti al martirio burocratico. Molti sono “candidati di servizio” (leggasi: riempilista sacrificali al servizio dei signori della guerra dei partiti) che non aspirano manco per scherzo alla poltrona. Altri, poveretti, sono convinti di potercela fare davvero e partecipano a questo Hunger Games elettorale con commovente foga. Ricordiamolo dolcemente: solo 32 vinceranno. Tutti gli altri torneranno a contare i like sulle foto dei gattini.

Il Duello dei Titani (o presunti tali)

Tra i 5 candidati a sindaco abbiamo assistito a una guerra termonucleare a suon di video social e comunicati stampa. I due pesi massimi, Federico Basile (l’uscente) e Marcello Scurria (lo sfidante con le spalle larghe), se le sono date di santa ragione. Ma la vera perla, il picco dell’intrattenimento, l’abbiamo toccata con i dibattiti televisivi. Se quelli tra i sindaci sono stati un soporifero narcotico – interrotto solo dalla tragica ed infelice uscita sull’ “Accompagnatrice” –, i confronti tra i consiglieri sono stati spumeggianti.

Soprattutto quando Scurria ha sguinzagliato il suo “capo cannoniere” (definizione copyright di Salvo Puccio), l’ex assessora Carlotta Previti. La Previti, che prima era fedelissima di Cateno, ora gioca dall’altra parte. Lei è riuscita più volte a mettere alla sbarra i pretoriani di Basile. Forte di una competenza impressionante e di un piglio privo di filtri, ha letteralmente zittito l’Assessore uscente Finocchiaro. È stato un momento altissimo: Finocchiaro accusava ogni discorso della Previti di essere un fumoso “faremo” e “diremo“, salvo poi restare muto come un pesce quando l’Assessora gli ha sbattuto in faccia i milioni di euro di fondi persi negli anni, con tanto di numeri di misura. Allora volevano ridimensionarla mandandola allo scontro con il “tecnico” Salvo Puccio, braccio destro di Cateno De Luca, ma succede che tutto inizia male per loro. Il Vice di Cateno, ad inizio confronto la definisce “capo cannoniere” degli Assessori di Cateno. Probabilmente il povero Salvo Puccio, frastornato dalla situazione calcistica della sua squadra del cuore, la Juve, ha capito tre ore dopo di averle appena fatto un assist da manuale.

Basile e l’Ombra Ingombrante

In ogni caso, Basile chiude mostrando il suo lato più autentico: un cittadino messinese che vive la città con tutte le sue criticità (e ci mancherebbe pure), ma con una voglia di rialzarsi entusiasmante. Un Basile “di spolvero“, rassicurante ed efficace nei video confezionati dal suo gruppo comunicazione, bravo nel mostrare l’ottimo lavoro svolto negli ultimi anni e preparandola a future sfide.

Peccato che dal suo stesso partito non ci sia stata tanta collaborazione. Perché per quanto Federico si sgolasse per aumentare il consenso su di sé, c’era sempre un Cateno De Luca di troppo. Il Leader Maximo del Nisi infatti, scorrazzava in lungo e largo per Messina con il suo folto gruppo di giovani candidati. Ragazzi che si sono messi in gioco e che hanno tutto il mio affetto e rispetto, sia chiaro. Ma le loro dirette estemporanee resteranno nella storia: suonavano i citofoni della gente per estorcere il voto alle 2 del pomeriggio, o la chiamata telefonica di Cateno l’ex onorevole Picciolo per farsi offrire la granita, urlando a ogni passante di sedersi al tavolo per la loro scorpacciata populista. Insomma, un teatro dell’assurdo che ha stizzito (eufemismo) più di qualche messinese a corto di pazienza.

Scurria e le Passerelle Romane

Dall’altro lato abbiamo Marcello Scurria con le sue passerelle politiche di lusso. Ministri che a stento conoscevamo, venuti a Messina per la prima volta nella vita, che parlano di piste ciclabili e turismo senza sapere un’amata fava di cosa si è fatto in questa città negli ultimi quattro anni. Capisco la vicinanza del Governo con l’Onorevole Siracusano, ma prepararli prima con un Bignami della città sarebbe stato opportuno. Anche il messinese più distratto ha compreso che erano le solite sfilate pre-elettorali.

Ricorderemo i video di Scurria con i supporter in coro: il loro tormentone estivo riecheggerà in ogni discoteca cittadina, qualora riuscisse a sconfiggere i Mille di Basile. Il “Qui Marcello” è stata una trovata di marketing davvero degna di nota. Sopra ci hanno costruito anche una canzoncina con l’IA ma, peccato che non riesca a coprire il vuoto cosmico di proposte concrete che, a parte quelle tecnicistiche della Previti (che dimostra di essere una capo cannoniere), non sono pervenute alla cittadinanza. Va bene valorizzare lo Stretto, va bene sistemare le strade, va bene raccogliere la munnizza dalla periferia, ma il “come” non ce l’ha mai spiegato nessuno. Notevoli, infine, gli ultimi video dove Scurria tenta di solleticare l’identità messinese. Sottolinea la differenza tra le liste di Basile, definite “suddite del sovrano del Nisi“, e le sue, “libere da ogni sudditanza“. Ma, aggiungo io con cattiveria, schiave dei partiti politici di destra che a Roma non è che stiano proprio brillando…

Resterà in me una domanda a cui non avrò mai risposta: Perché non hanno proposto Carlotta Previti a Sindaco? Paura di vincere?

Il Cimitero delle Speranze: gli Sparring Partners

Ci restano i nostri sparring partners, gli altri 3 candidati a Sindaco. Ci sono, ma non sono arrivati forte come gli altri.

Antonella Russo, candidata del PD, del M5S e supportata persino dalla Iena La Vardera. Presentata così a Messina, doveva come minimo puntare al secondo posto. Sei figlia del maggior partito d’opposizione, supportata da uno dei maggiori partiti nazionali e sostenuta dal rivoluzionario siciliano dal capello rosso. Insomma, dovrebbero temerti e invece… il nulla. Sembra che la Russo sia stata candidata più che altro per impedire la candidatura dell’altro Russo (Alessandro, quello che voleva la città). In pratica, sembra che il PD abbia scelto lucidamente di perdere a queste amministrative. Eppure, con il Russo maschio, avrebbero eroso molto più consenso a Basile se lo avessero fatto candidare così come il “popolo” aveva scelto. Ricorderemo i suoi video social, dove l’operatore aveva grossi problemi di stabilizzazione, regalando agli utenti bruschi capogiro e nausea elettorale.

Gaetano Sciacca è l’altro candidato che si ripropone per la seconda volta. La prima era stato lanciato dal M5S ben 4 anni fa (grandissima idea dell’Onorevole Antonio De Luca), bocciata sonoramente dall’elettorato. Forse per questo il M5S a Messina è ormai percepito lontano dai cittadini stessi. Oggi si ripresenta con una lista civica e il suo programma è da puro ingegnere: difesa del suolo, abbattimento delle barriere architettoniche, distruzione totale delle piste ciclabili (il suo chiodo fisso). Insomma, qualcosa di sentito e risentito, nulla di nuovo sotto questo sole cocente.

Chiudiamo con la vera novità: Lillo Valvieri, il barbiere messinese che coraggiosamente si mette in gioco. Si muove in lungo e largo per la città a denunciare annosi problemi e possibili soluzioni, anche se i territori non sono di sua competenza (vedi la Fiera, le ville private, ecc…). Valvieri è coraggioso ed è forse la vera ed unica proposta dal basso che arriva dopo l’era Accorinti. E forse proprio per questo non verrà votato. Perché ricordiamo i 5 anni di Renato e la situazione messinese che ne è scaturita, quindi, per favore, no grazie. Però ha dell’autenticità. E mi dispiace non averlo potuto vedere nel confronto finale tra i candidati. Poteva mettere del pepe e togliersi qualche sassolino dalla scarpa che in questa città sono diventati macigni.

Sipario: Che il Concorsone abbia inizio (e che Dio ce la mandi buona)

Alla fine della fiera, sgombrato il campo da funivie lisergiche, discoteche sopra le officine, poesie lunari e musei del fango, la verità emerge in tutta la sua disarmante, nuda semplicità. Questa campagna elettorale non è stata un dibattito sul futuro strutturale di Messina; è stata il più grande Concorsone Pubblico mai bandito nella storia dello Stretto.

Un’armata di oltre 1800 candidati all’assalto di Palazzo Zanca, tutti ordinatamente in fila con il numerino in mano, armati di santini e sorrisi d’ordinanza, a caccia del mitico “posto fisso” in Consiglio Comunale. Un posto per cui si è disposti a tutto: citofonare alla gente in pieno blocco digestivo post-prandiale, farsi venire la nausea per girare video instabili o portare in passerella ministri romani che confonderebbero Piazza Cairoli con una stazione di servizio sull’A3.

E noi cittadini? Noi, teoricamente, saremmo la commissione d’esame. Peccato che ci tocchi valutare compiti scritti sulla sabbia e promesse destinate a evaporare il lunedì sera, cinque minuti dopo l’inizio dello spoglio.

Quando i riflettori delle tv locali si spegneranno, le canzoncine scritte con l’IA smetteranno di suonare e i quintali di santini diventeranno spazzatura da raccogliere in periferia, l’incantesimo svanirà. I 32 vincitori si siederanno sulle poltrone che contano. A tutti gli altri 1700 e rotti sognatori rimarrà in mano un pugno di mosche e qualche richiesta di amicizia in più su Facebook.

A noi, invece, rimarrà la città di sempre? Con le sue solite buche, la solita cronica carenza di parcheggi e il solito tram (a proposito notizie?) da aspettare sotto il sole. C’è chi vincerà e festeggerà con la granita; a noi resterà il compito di capire se abbiamo scelto un amministratore capace o se ci siamo fatti fregare, per l’ennesima volta, dall’ennesimo venditore di sogni a rime baciate.

Buon voto a tutti. E un consiglio spassionato: se dopo le elezioni il vostro candidato sparisce e non risponde più al telefono… provate a citofonargli voi. Chissà che non vi debba ancora quella granita promessa.

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