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Il dado è tratto “Alea iacta est”, annunciava Giulio Cesare nel 49 a.C. prima di attraversare il Rubicone. A Messina il dado è stato tratto nella tarda serata del 25 Maggio 2026 e, più che un dado, è stato un carico da undici calato sulla testa degli sfidanti “un bellu ‘iasu i mazzi”. Con un risultato atteso ma della serie “mancu a sta manera”, Federico Basile ha sbaragliato la concorrenza incassando un bulimico consenso che supera il 58%. Game, set, match.

L’effetto “vicino di casa”

Inutile girarci intorno: Basile piace ai messinesi. È quella figura che vivi e incroci nella quotidianità della città in ogni sua sfaccettatura: lo trovi in fila al supermercato, nei negozi del centro o fermo al semaforo di Viale Boccetta in sella al suo motorino. Accompagna i figli a scuola, passeggia, saluta tutti, ascolta. Questo è stato il VERO VALORE AGGIUNTO.

Basile è trasversale: piace a destra e piace a sinistra. È una persona perbene, educata ed elegante, anche se il suo Leader Maximo risponde al nome di Cateno De Luca (uno che con l’eleganza, a volte, ha lo stesso rapporto che c’è tra l’acqua santa e il diavolo). Il verdetto delle urne, giudice supremo e insindacabile, parla chiaro: Messina voleva una figura con questo preciso calibro umano e istituzionale.

Da “Qui Marcello” a “Qui i scippammu”

Il maggior competitor, il celeberrimo “Qui Marcello” (al secolo Scurria), si pianta a un misero 27%. E invece di fare una sana autocritica, preferisce parlare di elezioni “drogate” a causa delle molteplici liste a supporto di Basile.

Caro Scurria, forse sarebbe il caso di guardare dentro le mura di casa tua. Spiegami come mai il partito del tuo Vice Sindaco designato, l’Onorevole Matilde Siracusano, non è riuscito a raggiungere nemmeno la soglia del 5%.

In casa Forza Italia, ma soprattutto nell’entourage della Siracusano, è tempo di farsi due domande profonde sul perché i cittadini le abbiano voltato le spalle. Alla fine, forse, aveva ragione Cateno quando l’accusava di non essersi mai candidata direttamente in città, preferendo i paracadute romani. Risultato? Da “Qui Marcello” a “Qui i scippammu” il passo è stato un attimo.

La Sinistra e lo strano desiderio di perdere

La sinistra messinese continua la sua gloriosa tradizione: perdere con costanza. Antonella Russo non riesce a fare breccia nel cuore dei messinesi e si arena sotto il 13%, quattro anni fa, avevano perso ma avevano fatto meglio. Il PD, primo partito d’opposizione nazionale, racimola un misero 8% al Comune. Certo, si confermano come i primi oppositori di Basile, ma guardando le percentuali complessive delle alleanze c’è da piangere: a destra sfiorano il 30%, mentre a sinistra si fermano sotto il 12%. Una Waterloo ampiamente annunciata.

Una menzione speciale va fatta ai Cinque Stelle. Poveretti, nonostante il matrimonio d’interesse con l’ex Iena Ismaele La Vardera (il cui ciuffo rosso stavolta non ha fatto miracoli), non riescono per l’ennesima volta a superare lo sbarramento del 5%. Una figura magrissima in una città che, evidentemente, non sa manco chi siano.

I tecnici e i barbieri

Chiudiamo il cerchio con Sciacca e Valvieri. Se il secondo (il barbiere coraggioso) sapeva benissimo di non avere le percentuali necessarie per staccare il biglietto per Palazzo Zanca, il primo dovrebbe finalmente fare un bagno di realtà. La città ha ribadito che non lo riconosce come un possibile Primo Cittadino. Un consiglio spassionato, caro Sciacca: lascia perdere i palchi della politica e continua a fare il tecnico, che almeno su quello un futuro ce l’hai.

Il graffio finale: la dura realtà contro i “Like”

Cosa ci lascia questa tornata elettorale? Una verità immutabile: per fare il Sindaco devi VIVERE la città ogni singolo giorno, non ricordarti che esistono i messinesi solo quando si aprono i seggi.

Ma la mia più grande, immensa soddisfazione (quanto odio avere ragione!) arriva guardando i parziali di alcuni candidati al consiglio. Mi viene da ridere pensando a tutti quelli che hanno sborsato capitali a influencer e sedicenti social media manager per farsi confezionare i video virali sul “Fantazanca”. Come se questo fosse la panacea per la visibilità sul web.

Milioni di click, fiumi di views e balletti digitali che, all’atto pratico del voto, si sono tramutati in uno zero spaccato. Mettetevi l’anima in pace, “guru” del web: in politica i numerini sui social non contano nulla. I voti si prendono ancora consumando le scarpe sull’asfalto, non consumando i pollici sugli schermi.

Ci risentiamo per i consiglieri comunali a giochi conclusi. Intanto, godetevi la granita della vittoria (o il digestivo della sconfitta).

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