La comunicazione politica è cambiata radicalmente con l’avvento del Web. Se prima si attendeva il telegiornale per avere il punto di vista dell’esponente politico, adesso possiamo conoscere il loro pensiero su una data questione, quasi in tempo reale e lo possiamo apprendere tramite vari canali, che siano social o anche su vari siti web d’informazione.

È inutile dirvi che viviamo in un’infodemia abnorme e che questo non fa altro che distorcere la realtà. Ognuno utilizza i propri canali per raccontare la propria verità e strumentalizzarla per portare acqua al proprio mulino ma, cos’è l’acqua se non “consenso elettorale“?

La comunicazione politica sui Social.

I Social Network sono diventati uno degli strumenti imprescindibili per la comunicazione politica che vuole puntare alla più ampia platea di utenti. Questi li usano sia politici locali che politici di respiro nazionale e regionale, se non europeo ma non sempre, lo fanno con consapevolezza. A volte si dimenticano che hanno un seguito e che nel piccolo o nel grande, sono degli “influencer” con una responsabilità sulla “cosa pubblica“.

Utilizzare con consapevolezza un qualsiasi strumento di comunicazione è fondamentale in modo che non si cada i problemi che, successivamente, sono difficili da recuperare. Tutti i nostri rappresentanti politici dovrebbero aver avuto un confronto, se non un corso, con chi lavora nel settore prima di lanciarsi in mirabolanti dirette o semplici post con castronerie incredibili, ovviamente questo non lo fanno quindi nel marasma nazionale, assistiamo a dei veri “comunicatori” che sanno usare (consapevolmente o inconsapevolmente questo lo sconosco) lo strumento, mentre altri si cimentano solo per nutrire il proprio ego con i like e cuoricini.

Di esempi in Italia ne possiamo avere tantissimi, partendo dai rappresentanti politici nazionali, fino ad arrivare a fenomeni del web partiti come semplici amministratori comunali.

La maggior parte dei politici locali non ha un consulente della comunicazione in quanto diventa costoso poterlo mantenere mentre, se si inizia a parlare di rappresentanti politici regionali o nazionali, questi possono già avere un addetto stampa che, in ogni caso, è diverso da un consulente della comunicazione a tutto tondo. A volte questa figura la troviamo in un ufficio comunicazione dell’intero partito ma, per ovvie ragioni, non può seguire il singolo ma l’intera comunicazione politica del partito, di certo, meglio questo che niente. Attenzione, ho parlato di partito perché ancora oggi, non esiste una legge nazionale che preveda una, o più figure, per la comunicazione globale di un qualsiasi ente.

Comunicazione H24 o solo saltuaria?

Tornando all’oggetto dell’articolo, ovvero la comunicazione politica h24 o saltuaria, iniziamo col dire che: se vuoi comunicare, o lo fai bene o meglio non farlo! Se iniziamo a pensarla in questo modo, capiamo che forse la scelta di comunicare H24 non è la strada da percorrere. Se poi aggiungi che non sempre puoi mettere bocca, o parole, su ogni argomento, si capisce benissimo che lo spazio su cui ti puoi muovere è davvero limitato.

Faccio un’esempio banale: un deputato nazionale che per professione fa il medico e fa parte della Commissione Sanità al Parlamento, di certo non dovrebbe fare un tweet riguardo la costruzione di un’infrastruttura autostradale almeno che, questo, non sia un riflesso del comunicato del partito. Sempre più volte però, vediamo politici senza nessuna preparazione in merito, scrivere e parlare su tutto e, di riflesso, c’è sempre chi nel Web gli risponde in modo puntuale e preciso facendolo cadere nel ridicolo.

Se vogliamo proprio delle dimostrazioni pratiche possiamo ricordare il “dissing“, ovvero un confronto web molto acceso, tra Matteo Salvini e J-Ax dove il cantante ha distrutto mediaticamente il politico che, a sua volta, ha scelto di “non parlarne più“. Possiamo continuare con il punzecchiarsi tra Gasparri e il comico Luca Bizzarri, dove l’artista continua a zittire l’onorevole in modo dissacrante e attirando a se folte schiere di fan che vanno a supporto del suo messaggio. Ultimamente possiamo anche parlare dell’acceso confronto social tra, il Deputato e Sindaco di Taormina, Cateno De Luca, e l’artista Angelo Duro. In questa diatriba possiamo dire che attualmente c’è un bel pareggio anche se, di fatto, il buon Angelo ha pagato una multa di 600€ per imbrattamento dei manifesti.

Attenzione, tutte queste azioni e confronti portano grande visibilità ai politici, qualcuno diceva: o parli bene o parli male di me, l’importante è che si parli di me! Ovviamente questo non sempre si tramuta in consenso, anzi quasi mai, almeno che il politico in questione non abbia ragione da vendere e a quel punto, sono il numero dei fan e la loro attività sul web a dettare la vittoria dell’una o dell’altra parte.

Tiriamo le conclusioni.

Alla luce di quanto scritto, si capisce benissimo che la comunicazione politica è certamente importante ma bisogna farla in modo oculato e non affannato. Non dobbiamo riempire il nostro feed di Facebook con 30 fotografie di un evento a cui si è partecipato facendoci vedere abbracciato con vari esponenti politici o dello spettacolo, ne bastano 5/6 per dare all’utente un’idea di cosa si stava facendo. Non mettetevi a fare dirette Instagram se non avete dimestichezza a parlare ad un telefono. Non mettete foto nella pagina fan spiegando sempre cosa fate in ogni momento della giornata.

I Social Network si basano sul pettegolezzo, quindi a volte è meglio mettere una foto fuori dal contesto politico che mostra il vero lato normale del personaggio che, centinaia di foto che tagliano nastri rossi o altro. L’utenza vuole altro e usa i Social per svagarsi: per questo i “dissing” piacciono e molti si fermano a guardare o a capire “come sia andata a finire“, perché alla base c’è sempre il pettegolezzo.