I Social Network sono un luogo che frequentiamo quotidianamente e anche più di una volta al giorno. Solo questo dovrebbe portarci a pensare quanto sono importanti e quanto possono metterci in pericolo. Leggiamo e ascoltiamo da troppo tempo fatti che hanno il centro nei Social Network. I post, le condivisioni, video e tanto altro, vengono presi spesso sotto gamba e non ci rendiamo conto quanto importanti siano.

Tra i vari strumenti che possiamo usare nei Social troviamo le “stories“, queste ormai invadono i nostri smartphone. Nascono su Instagram ma arrivano un po’ ovunque, li troviamo su WhatsApp, si replicano su Facebook, su Twitter si chiamano Fleets, Tik Tok è solo stories e li abbiamo anche su Youtube chiamate Shorts.

Poniamoci una domanda: perché le aziende hanno così interesse verso un sistema di comunicazione che dura solo 24h e non aggiunge nulla d’interessante al nostro profilo? 

La risposta è semplicissima! Grazie alle Stories, i grossi Big Data che lavorano dietro e raccolgono dati, riescono a conoscerci meglio.

Le Stories per conoscerci meglio.

Ogni volta che pubblichiamo una stories, i software che sono dietro ad ogni social network, analizzano il nostro contenuto in ogni minima parte cercando di catalogare le nostre abitudini, i nostri interessi e i nostri legami. Se ci pensate bene: quando pubblichiamo una stories e “tagghiamo” un nostro amico, il nostro feed di Instagram cambia e ci proporrà prima le foto e le storie condivise dal nostro amico con cui abbiamo avuto una relazione social. Lo stesso capiterà con le pubblicità: se nelle mie storie parlo di supereroi o di abiti eleganti, riceverò pubblicità che sono più vicine al mio mondo e ai miei interessi. Quindi questi software riescono a creare il nostro profilo (profilazione) e successivamente diventiamo bersagli (target) per le pubblicità.

Se il nostro contenuto riesce ad essere analizzato da un software, di certo può essere analizzato anche dall’uomo, quindi anche da malintenzionati. Vi faccio un semplice esempio:

Mara è una bella ragazza di 15 anni, cura molto la propria persona e pratica sport ogni giorno, i giorni dispari gioca a pallavolo mentre nei giorni pari, frequenta una palestra. Mara pubblica molti contenuti nelle Stories di Instagram e riceve tantissimi commenti. Va a scuola regolarmente, ha tanti amici e la sera, prima di cena, si ritrova spesso in galleria con gli amici.

Come potete leggere, questa è una situazione comune che magari rappresenta una qualsiasi ragazza o ragazzo. Proporre dei contenuti quotidiani è un gesto che facciamo un po’ tutti senza pensare molto a chi potrebbe arrivare a guardare queste nostre “stories” perché, quando controlliamo chi le ha viste, cerchiamo la persona o le persone che dovevano guardarle ma non prestiamo attenzione a chi invece potrebbe arrivarci.

Qualcuno potrebbe dirmi: il mio è un account privato quindi tutti i miei post e le mie stories vengono viste solo da chi conosco… Non è del tutto vero perché qualsiasi Social Network è creato in modo da aumentare le relazioni e quindi ampliare la rete di contatti quindi, anche avendo un account privato, un malintenzionato arriverà prima o poi a quei contenuti o ad avere un “contatto social” anche casuale.

I malintenzionati non sono stupidi. Studiano il profilo, cercano le varie relazioni, si avvicinano saltando da amico ad amica fino a capire come avere il primo contatto. Successivamente non ti messaggiano subito, ti osservano, controllano le tue abitudini, cercano di capire chi sono le persone che frequenti e i luoghi. Prima di mandarti un messaggio magari cercano di avvicinarti di persona, si fanno riconoscere come quello che sui social ti segue e che è amico di… dicendo un paio di nomi a caso non troppo vicini. Il tutto per ottenere la tua fiducia così da poter dopo mandarti dei messaggi e capire se c’è l’opportunità di portare a casa il risultato.

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I malintenzionati non si fanno beccare subito. Conoscono il sistema e lo sfruttano appieno usando le nostre debolezze e la nostra ignoranza. Bisogna conoscere il mezzo di comunicazione che si utilizza e cercare di non cascare in trappole che tendono a lusingarci solo per ottenere qualche like in più.

Le stories sono strumenti molto simpatici per condividere con i nostri amici momenti anche leggeri ma, questo strumento comunicativo può essere davvero pericoloso. Dobbiamo sempre essere vigili prima di condividere un contenuto sul web. Magari scegliamo tempi diversi: se sono in palestra non pubblichiamo la foto in quel dato istante, magari aspettiamo mezza giornata prima di mettere il contenuto e cerchiamo sempre di stare attenti al contorno, non controlliamo solo il nostro sguardo e come siamo venuti. Guardiamo cosa c’è dietro, cosa può far capire agli altri dove siamo e cosa si stiamo facendo, insomma, una foto può dire molto di noi e quindi dobbiamo stare attenti.

Se usiamo i social in modo privato, non lasciamoli pubblici. Controlliamo il livello della privacy e teniamolo sempre molto alto anche se perdiamo qualche like. Cercate di non marcare il luogo dove siete e disattivate la sincronizzazione con il GPS così da non dare troppe informazioni e ripeto: state attenti allo sfondo e ai tag che usate. Proprio quello che c’è dietro dice molto di noi e amplia la rete di contatti.