Il Polittico prende il traghetto (e nemmeno paga il biglietto)
A Messina, dove per attraversare lo Stretto un cittadino qualunque può aspettare un’ora buona alla Caronte, qualcuno la sera del 15 agosto ha risolto il problema in tre minuti netti: entra, scavalca un cancello, sfonda una teca blindata a colpi di mazza, esce. Il tutto mentre la Vara stava rientrando a piazza Duomo e la città aveva gli occhi (e le forze dell’ordine) puntati altrove. Il bottino: alcune tavole del Polittico di San Gregorio di Antonello da Messina, capolavoro del 1473, più una tavoletta bifronte custodita, si fa per dire, dentro una teca “blindata”. Cinquecentocinquant’anni di storia dell’arte, evaporati in meno tempo di quanto ci vuole a fare la fila al bar per una granita.
Il museo in questione, il MuMe, sorge peraltro sui resti di un monastero raso al suolo dal terremoto del 1908: l’edificio, insomma, un disastro lo aveva già superato. Quello di Ferragosto, evidentemente, non era previsto nel piano di evacuazione.
Il bello arriva subito dopo, con la dichiarazione del presidente della Regione Renato Schifani, che assicura come l’allarme e il sistema di videosorveglianza “abbiano funzionato regolarmente“. Il che, tradotto, significa che le telecamere hanno ripreso tutto benissimo, compresi i ladri che se ne andavano indisturbati con sotto il braccio un pezzo di Rinascimento italiano. È la stessa logica del semaforo che funziona perfettamente anche quando è tutti rossi contemporaneamente: tecnicamente operativo, praticamente inutile.
Con il motorino non posso portare tutto!
Due delle tavole trafugate sono state ritrovate poco dopo, abbandonate su un muretto poco fuori dal museo, segno che la fuga, più che cinematografica, è stata parecchio frettolosa. A ritrovarle non gli inquirenti, non le forze dell’ordine, ma una cittadina messinese che le ha riconosciute all’istante e ha chiamato il 112. Il popolo, ancora una volta, più reattivo delle istituzioni: se un giorno a Messina si dovesse davvero fare l’inventario di chi funziona meglio tra i cittadini e i sistemi di sicurezza pubblica, il risultato non sarebbe lusinghiero per questi ultimi.
Le indagini, guidate dalla Procura, procedono intanto su più fronti: si ipotizza anche una pista di criminalità organizzata, con tanto di richiamo al precedente della Natività di Caravaggio, rubata a Palermo nel 1969 e mai più ritrovata, non esattamente il paragone che si vorrebbe sentire, se si spera in un lieto fine. I quattro custodi in servizio quella sera sono stati messi in ferie forzate, in attesa di eventuali provvedimenti disciplinari, mentre la Regione ha aperto un’ispezione interna. E qui viene da chiedersi se il vero colpo di scena non sia proprio questo: un museo che si trova a un passo dal mare, con la spiaggia del Ringo praticamente sotto le finestre e il terminal dei traghetti a due minuti a piedi, e la cui prima linea di difesa sembra essere stata, quella sera, la buona volontà di chi passava di lì per caso. Meno male che nessun cane si sia avvicinato ai quadri rimasti, perché oltre al furto potevamo subire anche il danno degli escrementi.
E la Politica cosa dice?
Il critico Vittorio Sgarbi, dal canto suo, ha bollato i ladri come “ignoranti“, convinto che non riusciranno mai a rivendere ciò che hanno portato via, versione ottimistica secondo cui il mercato nero avrebbe standard di cultura artistica più alti della media. Il ministro della Cultura Giuli ha parlato di sconcerto, il PD ha annunciato un’interrogazione parlamentare, e la Procura continua a passare al setaccio telecamere pubbliche e furgoni ritrovati in zone, manco a dirlo, sprovviste di videosorveglianza.
Resta un fatto, tra tutti gli altri: se davvero le tavole di Antonello hanno tentato la traversata dello Stretto, sono le uniche cose, in questa città, ad averlo fatto più in fretta di un pendolare qualunque in coda al terminal. Chissà se, quando (e se) torneranno a casa, qualcuno penserà almeno a blindare per bene quella teca o se, per allora, a Messina si sarà già trovato il modo di far scomparire anche il resto (ogni riferimento all’archivio di Stato è del tutto casuale), magari i due quadri di Caravaggio che tutto il mondo ci invidia.

Lavoro nella comunicazione digitale, scrivo per passione e osservo la realtà con un sano mix di curiosità e diffidenza. Ho attraversato il web dal Vic20 ai social media, passando per campagne politiche locali che mi hanno insegnato molto, soprattutto sulle persone. Su questo blog scrivo di comunicazione, politica e digitale, senza filtri e senza la pretesa di avere tutte le risposte. Solo le domande giuste.
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