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Mad Max Messina! Guidare a Messina nel 2026 non è un semplice: è più un tabellone di Hunger Games a cielo aperto. Tra orde di motorini che sfrecciano a destra creando nuove corsie fantasma, auto parcheggiate in doppia, tripla e persino obliqua fila, e piloti convinti che le frecce direzionali siano un optional d’arredamento o un retaggio tribale per indiani, muoversi in città richiede un addestramento militare.

In tutto questo, l’Amministrazione ha ben pensato di rinfrescare l’organico assumendo una marea di nuovi vigili urbani. Nuova linfa, ci dicevano. Peccato che l’utilità di queste nuove leve rasenti lo zero termico, piazzati come statuine decorative ai semafori o lasciati a fare passeggiate terapeutiche mentre il caos scorre indisturbato a due metri da loro.

Visto che qualcuno deve pur fare il lavoro sporco, ho deciso di stilare l’elenco definitivo delle categorie automobilistiche che odio con tutto il cuore. E non vi preoccupate se non ve ne frega una beata minchia: molto probabilmente vi ritroverete in una di queste.

Il Bestiario dell’Asfalto Messinese

Il Selvaggio del Parcheggio

È quella figura mitologica che nel 2026 vive ancora il dramma personale delle isole pedonali. Il suo obiettivo di vita? Entrare dentro il negozio direttamente con l’auto, possibilmente abbattendo la vetrina. Lo trovi ovunque, perennemente con le quattro frecce accese (il passaporto messinese per l’immunità diplomatica) al grido di:

“Un minutu chi staiu ‘rrivannu!”

Che sia per il caffè al bar, la pillola in farmacia o le sigarette, lui deve sostare lì. Ma il premio “Cafonaggine Gold” va a chi va a farsi l’aperitivo sul viale San Martino con il SUV da 50mila euro lasciato spudoratamente dentro l’Isola Pedonale, fottendosene del codice della strada e mostrando un totale disprezzo per i poveri cristi che vorrebbero solo farsi una passeggiata senza rischiare di essere investiti da un paraurti cromato.

Il Tecnoleso da Premium Brand

Oggi siamo tutti schiavi dello smartphone e di WhatsApp, ma qui tocchiamo vette di disagio evolutivo imperdonabili. Parliamo di soggetti al volante di Mercedes o BMW da 60mila modernissime, che non hanno mai configurato il Bluetooth di bordo. Gente col sedile in pelle sotto il sedere che viaggia tenendo il telefono a mo’ di fetta di melone davanti alla bocca o incastrato nel supporto, avida di notifiche. O peggio, guidatori immobili al semaforo verde perché impegnati a cercare il video giusto su YouTube, manco non avessero 9 euro al mese per pagarsi Spotify. La povertà mentale non si cura con i cavalli del motore.

Gli Scooter Elettrici

Maledetto il giorno in cui hanno legalizzato questi trabiccoli. Sgusciano tra le auto nel silenzio più totale, come spettri dell’asfalto. Alla guida trovi un campionario umano agghiacciante: ragazzini, anche sotto i 10 anni, i cui piedi non toccano terra manco con le zeppe, o adulti con tute acetate dal dubbio gusto estetico. Viaggiano rigorosamente in tre, senza casco, senza assicurazione e senza la minima nozione del codice della strada. E la beffa? Se succede un incidente, per la legge sono equiparati a semplici biciclette. C’è un’anima illuminata a Roma capace di normare questo scempio prima che diventi un film horror?

La Generazione “Z” sulle Due e Quattro Ruote

Gli Adolescenti sui Motorini

I ragazzini sui cinquantini sono da sempre la croce di Messina, ma la dipendenza da smartphone li ha trasformati in kamikaze programmati. Guidano rigorosamente con una mano sola; l’altra è occupata a scrollare i per te di TikTok o a mandare l’ennesimo vocale inutile su WhatsApp. Incoscienti totali che sfrecciano a specchietto filato, convinti di essere immortali in una città in cui tutti gli altri guidano esattamente come loro.

Le Macchinine Elettriche (Le Caffettiere Vibranti)

Micro-vetture iper-personalizzate da adolescenti che si sognano novelli Ayrton Senna tra le buche di Messina. Questi mezzi, dati in mano a quattordicenni molesti, sono fondamentalmente delle casse acustiche con le ruote, che pompano musica techno o trap a volumi capaci di far tremare i palazzi. Ovviamente, il conducente è costantemente focalizzato sullo schermo del telefono tra selfie di gruppo, notifiche e sciarre telefoniche con il fidanzatino di turno, ignorando qualsiasi precedenza o stop.

I Figli di Papà

La categoria che merita l’odio più puro. Ventenni che non hanno mai lavorato un quarto d’ora in vita loro ma che sfrecciano per le strade di Messina alla guida di Mercedes, BMW o Porsche fiammanti, calpestando qualsiasi norma con l’arroganza di chi sa che il conto in banca di papà sistemerà tutto. La domanda mi attanaglia l’anima ogni volta che li vedo tagliare una rotonda: come fa un ragazzino senza un soldo a guidare un siluro del genere? Ma soprattutto: perché non c’è mai una pattuglia pronta a fermarli e a strappargli la patente a vita?

Il capolinea

Potrei continuare all’infinito, ma mi fermo qui perché mi sta salendo la pressione e sento il “Dio della Guerra” risvegliarsi dentro di me. Nel frattempo, cari messinesi, buona fortuna là fuori. Ricordatevi di guardare a destra, a sinistra, sopra, sotto e nello specchietto retrovisore. E se vedete una freccia accesa, non vi fidate: probabilmente è solo un errore di distrazione del conducente.

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