Mentre a Messina metà popolazione è impegnata a farsi i selfie per il Fantazanca e l’altra metà a promettere ponti e piste ciclabili, c’è una piccola enclave di sventurati che si prepara al vero inferno: i Presidenti di Seggio e gli Scrutatori.
In teoria, sono i “garanti della democrazia“. In pratica, sono l’equivalente burocratico della carne da macello, abbandonati da Stato, Regione e Comune con la stessa noncuranza con cui si dimentica un ombrello rotto in un angolo. “Tanto qualcuno si trova”, dicono dall’alto. E invece no, cari geni del Ministero: quest’anno non si trova più nessuno, e la regolarità delle elezioni è appesa a un filo più sottile della pazienza di un elettore sotto il sole.
Il Presidente: Governatore di sta… sedia di plastica
Faccio il Presidente da oltre 15 anni. Ho iniziato come segretario al seguito di mio padre, una sorta di “eredità del dolore” che mi porto dietro con orgoglio masochista. Nella mitologia popolare, il Presidente è il Re della stanza. Peccato che sia un re senza corona, senza poteri e, soprattutto, senza scorta legale.
Sapevate che se sparisce una scheda elettorale, magari perché un elettore particolarmente “creativo” se l’è mangiata o usata per scopi impropri, il Presidente rischia la galera? LA GALERA! In pratica, lo Stato ti affida la responsabilità di un caveau della banca, ma ti paga come il tizio che distribuisce i volantini delle pizzerie al semaforo. Il gioco vale la candela? Solo se la candela serve a farti luce mentre aspetti l’avvocato in cella.
Pagati con un tozzo di pane (raffermo)
Ho sempre sostenuto la necessità di “professionalizzare” il ruolo. Servirebbe un albo vero, corsi di aggiornamento, certificati. Invece no: il Ministero preferisce il metodo “pesca a strascico“. E il compenso? Definirlo “tozzo di pane” è un insulto ai panificatori. Il rapporto tra responsabilità penali, ore lavorate e compenso economico è una barzelletta che non fa ridere. Siamo passati dal sabato-domenica a una maratona che inizia il sabato pomeriggio e finisce, se Dio vuole e se lo scrutinio non diventa una seduta spiritica, il lunedì sera tardi. Il tutto per una cifra che, divisa per le ore effettive, ti fa rimpiangere di non aver scelto la carriera di statua vivente a Piazza Cairoli.
Il kit di sopravvivenza nel seggio (portatevi il cuscino)
Se il trattamento economico è da fame, la “location” è da film horror di serie B.
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Le aule: Solitamente classi allestite alla meno peggio, con cavi elettrici che pendono dal soffitto come liane nella giungla.
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Il design ergonomico: Se sei sfortunato e capiti in una scuola materna, preparati a gestire la democrazia seduto su una sedia alta 20 centimetri, con le ginocchia che ti arrivano alle orecchie e la schiena che chiede pietà dopo le prime dieci pagine dei verbali.
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I Rappresentanti di Lista: Ah, che gioia! Spesso arrivano indottrinati dai partiti per fare le pulci su ogni virgola, manco fossero alla Corte Costituzionale. Passano ore a contestare voti palesemente nulli solo per poter scrivere verbali chilometrici che, ve lo giuro, non verranno mai letti da nessuno. Nemmeno dalle loro madri.
Gli Scrutatori: Tra l’asilo e l’ospizio
E infine, gli scrutatori. Visto che il compenso è ridicolo, chi ha un minimo di scolarizzazione scappa come se ci fosse la peste. Risultato? Ti ritrovi collaboratori che spesso confondono il registro delle schede con il quaderno delle ricette. E la legge? Un capolavoro di nosense. Il Presidente non può scegliere i sostituti: deve seguire l’ordine d’età. Così ti ritrovi a scartare un avvocato quarantenne iper-preparato perché “per legge” deve passare avanti un ottantacinquenne che non vede la riga del verbale o un diciottenne che pensa che il “verbale” sia un nuovo filtro di Instagram.
Conclusione: Se continuiamo così, i garanti della Costituzione diventeranno solo un lontano ricordo. Preparatevi alle prossime elezioni, perché a contare i voti, troverete solo gente che passava di lì per caso o persone così disperate da accettare il rischio della galera per pagarsi una pizza e una birra (senza supplemento).
Buon voto a tutti, ma soprattutto… buona fortuna ai colleghi martiri!

Lavoro nella comunicazione digitale, scrivo per passione e osservo la realtà con un sano mix di curiosità e diffidenza. Ho attraversato il web dal Vic20 ai social media, passando per campagne politiche locali che mi hanno insegnato molto, soprattutto sulle persone. Su questo blog scrivo di comunicazione, politica e digitale, senza filtri e senza la pretesa di avere tutte le risposte. Solo le domande giuste.
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