La campagna elettorale a Messina non passa più solo dai comizi in piazza (quelli stancano le gambe), ma dai pollici che scrollano su Facebook, Instagram e TikTok. In questo 2026 ne stiamo vedendo letteralmente di tutti i colori: dai candidati che sembrano usciti da una produzione Netflix con staff di dodici persone al seguito, a quelli che probabilmente usano un citofono per riprendersi e non hanno nemmeno un euro per la pezzuolina utile a pulire la lente unta del loro Android di sottomarca.
Le strategie sono chiare: o sono studiate al millimetro, o mancano così tanto da fare il giro e diventare quasi commoventi.
I “Professionisti” del Frame
In cima alla piramide della produzione cinematografica troviamo il sindaco uscente, Federico Basile. Supportato da una macchina comunicativa ormai oliatissima, Basile sforna contenuti degni della tredicesima città metropolitana d’Italia. Foto nitide, video montati a regola d’arte e un’immagine da “istituzionale ma smart” che urla: “Ho il budget e so come usarlo”.
Dall’altra parte della barricata c’è l’avvocato Marcello Scurria. Il centrodestra ha deciso di puntare sul tormentone e ammettiamolo: quel “QUI MARCELLO” a inizio video è la vera hit dell’estate elettorale. Un progetto comunicativo solido che sta provando a insidiare il primato social del sindaco.
Il comparto “horror” (o quasi)
E poi arriviamo alle note dolenti. Nel centrosinistra, il PD schiera Antonella Russo. Ora, qualcuno dovrebbe dirlo con amore: una candidata di questa caratura non può avere video che sembrano girati da qualcuno con il morbo di Parkinson durante una scossa di terremoto.
Non va meglio alle liste civiche con l’intramontabile Gaetano Sciacca. Lui è rimasto al 1990, e non solo per le idee, ma proprio per l’estetica web. I suoi video sono così lontani dal 2026 che sembrano reperti archeologici digitali.
Menzione speciale per Lillo Valvieri. Lui TikTok l’ha capito, ha intercettato l’algoritmo, ma il problema è ciò che dice: un’incompetenza amministrativa che, se non facesse ridere, farebbe onestamente venire i brividi.
Il mio verdetto (non richiesto)
Il mio mantra è sempre lo stesso: se il prodotto finale deve fare schifo, meglio non farlo.
Caro Gaetano Sciacca, questo consiglio è per te: investire nei social non è un vizio, è una necessità se parti già in svantaggio. Fare il “Tafazzi” dello Stretto non aiuta. Spendi due soldi per uno smartphone decente, un microfono wireless e, per l’amor del cielo, una pezzuolina per pulire la fotocamera prima di premere Rec. Magari, per il look, regala una camicia nuova all’architetto Principato che ti segue in ogni dove.
Stesso discorso per Antonella Russo. Cara Antonella, va bene usare gli spezzoni dei comizi, ma almeno compra un treppiedi al tuo operatore di fiducia. Com’è possibile che il candidato del primo partito d’opposizione nazionale (PD), supportato pure dal M5S, non riesca a mettere insieme un budget per una comunicazione che non sembri girata clandestinamente?
Su Basile, bisogna fare un plauso. Finalmente lo vediamo “senza filtri” e, soprattutto, senza l’ombra ingombrante di Cateno De Luca. Senza “il Capo” a fare ombra, Federico riesce a esprimersi meglio, mostrandosi come una persona che vive davvero la città ogni giorno. Certo, gli assist sbagliati dalla sua squadra non mancano, ma sembra avere le spalle abbastanza larghe per prendersi le sue responsabilità.
E Scurria? Il “QUI MARCELLO” è geniale. Quando poi lo dice tutto il coro dei sostenitori dietro di lui, diventa una roba trascinante, quasi un rito collettivo. Bravi, davvero. Peccato per i contenuti: tolti i tormentoni, restano tanti attacchi e pochissime proposte concrete. Sul turismo siamo alla demagogia pura e sulla zona falcata abbiamo toccato vette di surrealismo degne di Dalí. Genialità nel marketing, ma un bel vuoto pneumatico nei programmi.
Nota finale di speranza
Vi prego, raccogliamo le firme per Lillo Valvieri. Il mio sogno proibito è vederlo in TV, nel confronto finale tra i candidati, mentre parla con assoluta certezza di cose che non conosce minimamente. Quel piglio di chi sa di essere fuori luogo, ma ha il coraggio leonino di restarci, è la vera poesia di questa campagna elettorale.


