La diatriba Giornalista vs Social Media Manager è probabilmente una delle faccende che più appassionano gli addetti ai lavori ma che, l’utente finale, percepisce poco nella lettura dell’informazione che gli arriva attraverso svariati canali.
È certo però che, parlando con le due figure, queste sanno perfettamente che sono due mestieri diversi e che l’uno prescinde dall’altro anche se, all’atto pratico, per accaparrarsi il lavoro si calpestano coscientemente.
Non vorrei sottolineare il ruolo delle due figure: il Giornalista, o meglio l’addetto stampa nello specifico, è chi tiene in mano i rapporti con la stampa, prepara i comunicati e organizza il tutto, proprio con gli organi che si occupano dell’informazione sia cartacea che televisiva.
Il Social Media Manager invece ha un ruolo del tutto differente, si occupa di Web, della comunicazione sui social network, confeziona contenuti che soddisfino un’utenza molte volte diversa rispetto a quella della stampa, e misura in tempo reale l’efficacia del contenuto.
Con queste premesse, capite benissimo che stiamo parlando di due figure che sono molto distanti tra loro e che entrambi possono collaborare per il bene della comunicazione del committente però, in moltissimi casi, uno dei due pensa di essere sopra l’altro o che debba avere l’ultima parola prima della pubblicazione di qualsiasi contenuto.
Questo comporta scontri che moltissime volte non dovrebbero accadere, in quanto a rimetterci è sempre e solo il committente che, per ovvie ragioni, non sa a chi ascoltare e si basa sui risultati tangibili dell’operatività delle due figure: risultati della stampa, numeri di like o cuoricini.
Capite benissimo che questa situazione non fa altro che bloccare l’efficacia del messaggio che deve essere trasmesso e rendere questa situazione imbarazzante al committente che non comprende dove schierarsi e se deve. È logico che una collaborazione tra le due figure è importante e può portare a risultati davvero interessanti ma, per la stragrande maggioranza dei casi, le due figure si scontrano a causa dell’ingerenza dell’una o dell’altra.
Mi spiego meglio…
Ho svolto più volte il ruolo di Social Media Manager sia per aziende che per istituzioni e più volte ho avuto a che fare con giornalisti più o meno blasonati. È inutile dirvi che entrambe le figure pensino che lo strumento utilizzato sia il più efficace per il committente. Per il Giornalista o addetto stampa, un’articolo sul giornale, un servizio in TV (anche se locale) o una conferenza stampa ben organizzata è un successo che vale 10 volte tanto un post sui social che riscuote molto successo e questo perché? Perché il messaggio o contenuto, è stato confezionato dal Giornalista stesso ed anche se il Social Media Manager ci ha messo del suo, questo non verrà misurato come successo ma riflesso dell’attività svolta dall’addetto stampa.
È uguale anche il contrario: se il Social Media Manager confeziona un contenuto interessante che poi viene veicolato dall’addetto stampa ai giornali locali e alle emittenti TV, l’attività del Giornalista è marginale per l’addetto al Web.
Quindi capite come la questione sia al quanto spinosa e se aggiungiamo anche il budget che viene stanziato per le attività comunicative, quasi sempre risicato, arriviamo al punto che una figura prevarica l’altra e moltissime volte non lascia spazio occupandosi di tutta l’attività a 360°.
“Non giriamoci intorno, il Social Media Manager non può fare il Giornalista e il Giornalista non può fare il Social Media Manager!”
Entrambi possono avere le giuste competenze ma il tempo è sempre lo stesso e non puoi dedicarti all’uno facendo bene l’altro quindi, quando qualcuno vuole investire nella comunicazione sarebbe opportuno pianificare sempre la coesistenza di entrambi e mettere delle regole ben precise per evitare la prevaricazione o l’agonismo.
Quello che affermo è tangibile perché:
- I contenuti che vengono proposti da entrambe le figure possono essere diversi.
- Il target raggiunto è quasi sempre molto diverso.
- La preparazione professionale è certamente diversa.
Quindi, l’una non vale più dell’altra.
“Certamente i rapporti con la stampa sono indispensabili per un’ottima comunicazione ma il contenuto se non è ben confezionato per il Web, non verrà letto o ascoltato da una buona fetta di utenza che preferisce sempre più lo smartphone alla carta stampata o alla TV.”
In conclusione, le due figure dovrebbero capire che non sono antagoniste ma sinergiche, l’una può valorizzare l’altra ed insieme possono portare maggiore successo a chi commissiona la comunicazione. Tutto questo può accadere in un mondo buono e giusto ma ad oggi, che la comunicazione viene sempre vista come un qualcosa da aggiungere e non indispensabile, il budget investito è sempre troppo poco per permettere la coesistenza di entrambe le figure. L’unica mia speranza è riposta nel “rispetto” che si ha nella professionalità dell’una verso l’altra figura e che entrambi, facciano capire sempre, che per una buona comunicazione bisogna integrare entrambe le figure.


